Il retail sta attraversando una fase dinamica, soprattutto nel segmento out of town, che continua a dimostrare una buona capacità di attrazione.
In questo scenario, il turismo italiano e internazionale può fare la sua parte nel sostenere e consolidare le performance delle destinazioni commerciali, soprattutto quando coinvolge l’interesse per le bellezze del territorio, le sue peculiarità e le iniziative che ne valorizzano l’identità. Per comprendere questo tema abbiamo intervistato Luca Nasi, general manager di Arcus Real Estate, in occasione dell’apertura di Roma Outlet Village.
DOMANDA: Il retail, soprattutto nel formato out of town, ha registrato buone performance anche nel primo semestre 2026. Un mix di marchi riconoscibili, capaci di rassicurare i visitatori e brand legati all’identità italiana può rappresentare una delle chiavi per consolidare questi risultati nei prossimi anni?
RISPOSTA: Dal punto di vista del retail il momento è alquanto complesso. La situazione economica interna e quella geopolitica generale stanno portando a una grossa prudenza da parte dei brand nelle aperture. Non parlerei di difficoltà, ma certamente i marchi sono molto più prudenti nella pianificazione e nella previsione di nuove aperture. Per questo, avere un brand mix come quello di Roma Outlet Village è da considerarsi un successo, soprattutto in un momento di mercato come questo.
È anche vero che il cliente ama trovare i marchi di cui si fida. Naturalmente ci sono differenze generazionali, perché i consumatori più giovani sono molto meno fedeli al marchio e molto più attratti dalla novità, mentre le generazioni più mature sono più legate alla tradizione.
I marchi a cui ci stiamo rivolgendo per il completamento di Roma Outlet Village e per quella che sarà, in futuro, la fase due, devono avere un’importante storia alle spalle, una forte riconoscibilità, e anche la capacità di trasmettere quel senso di fiducia che il consumatore in questo momento sta cercando, in un contesto generale in cui la fiducia è molto difficile da trovare.
D: Il turismo internazionale, può quindi contribuire a sostenere e consolidare le buone performance del retail out of town?
R: Assolutamente. All’interno di un progetto commerciale, il turista è attratto anche dal marchio italiano specifico che cerca all’interno di quel progetto. E torniamo al discorso della fiducia, ovvero il marchio deve aver avuto la capacità di penetrare il mercato straniero di riferimento, al punto che il turista viene in Italia e compra italiano.
Dall’altro lato, è assolutamente vero che l’out of town, nonostante i problemi che possono avere invece le destinazioni in town, rappresenta una differenziazione e un’alternativa alle high street tradizionali.
L’impoverimento delle attività commerciali in città è un problema, ma se guardiamo anche agli esempi di altri mercati internazionali, quello americano e quello cinese in particolare, il futuro sembra andare verso una concentrazione dei marchi di riferimento all’interno di polarizzazioni commerciali.
Questo non significa necessariamente centri commerciali o outlet, ma più in generale contesti nei quali il consumatore può vivere un’esperienza più immersiva, a 360 gradi. Una tendenza che riguarda soprattutto le nuove generazioni.


