Il Piano Nazionale di Ripristino (PNR) dell’Italia costituisce lo strumento strategico fondamentale con cui il Paese recepisce ed attua le prescrizioni stabilite dal Regolamento (UE) 2024/1991 sul ripristino della natura. L’obiettivo primario del programma consiste nell’inversione della perdita di biodiversità e nel rafforzamento della resilienza climatica, puntando al contempo a “Ottimizzare le funzioni ecologiche, economiche e sociali degli ecosistemi, tenendo conto del loro contributo allo sviluppo sostenibile delle regioni e delle comunità interessate”.
Parallelamente, il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Masaf assume il ruolo di autorità nazionale competente per la gestione degli ecosistemi agricoli e forestali, esercitando altresì una competenza condivisa con il Mase per le tematiche legate agli ecosistemi marini e alle piantumazioni arboree.
L’infrastruttura operativa si avvale del supporto scientifico e metodologico dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale Ispra, cui spetta l’elaborazione dei quadri conoscitivi, il monitoraggio delle componenti ambientali e la cura delle “attività di comunicazione e divulgazione”. Per l’assolvimento di tali compiti, Ispra integra le proprie strutture con l’apporto di “competenze altamente specializzate, anche attraverso collaborazioni con università, centri di ricerca e professionisti del settore”.
Il cronoprogramma di attuazione definisce scadenze rigorose per l’allineamento con i parametri europei. Entro settembre 2026, l’Italia dovrà inoltrare alla Commissione Europea la bozza preliminare del PNR, la quale sarà sottoposta a una valutazione formale di sei mesi. Successivamente al recepimento delle osservazioni comunitarie, il Piano finale e armonizzato verrà pubblicato e trasmesso in via definitiva entro il 1° settembre 2027. L’efficacia delle misure adottate sarà quindi sottoposta a un ciclo continuo di monitoraggio e revisione periodica per garantire il raggiungimento dei target europei di ripristino progressivo degli ecosistemi degradati entro il 2050 (immagine generata dall’IA).



