Il 20 maggio è la giornata internazionale delle api e i riflettori sono puntati su questi insetti, che richiedono più cura che mai visto il loro ruolo nell’agricoltura (AdnKronos riporta che circa 1/3 della produzione agricola mondiale sia frutto dell’impollinazione svolta da api allevate, per un valore globale economico stimato di oltre 153 miliardi di euro) e il rischio estinzione che stanno correndo da tempo.
Secondo fonte Ismea, in Italia ci sono circa 1 milione e 400 mila alveari e il Belpaese è il quarto a livello europeo dopo la Spagna, con 2,9 milioni di alveari e Romania e Polonia con rispettivamente 1,8 e 1,6 milioni di alveari.
Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna sono le regioni con maggiore concentrazione di alveari e secondo fonte 3Bee, start up che permette di adottare alveari in Italia si producono circa 22mila tonnellate di miele stando ai dati del 2019, l’ultimo censimento in materia disponibile.
In Italia la richiesta di miele supera l’offerta
Gli italiani, in confronto agli altri paesi del mondo, consumano meno miele, 500 grammi in media a testa, ovvero -35% rispetto alla media europea, ma la produzione locale non basta a soddisfare la richiesta, con il paese a importare miele da paesi europei ed extraeuropei, soprattutto Cina e Ungheria.
L’Italia però esporta anche questo prodotto e secondo dati Fai, la Federazione Italiana Apicoltori, quasi 4mila tonnellate di miele italiano vengono ogni anno esportate all’estero, con destinazione maggiore verso la Svizzera, gli Stati Uniti, il Giappone e i Paesi Arabi.
Quanto costa un’arnia
Il costo per iniziare un’attività è variabile e dipende dal numero di arnie che si vogliono acquistare, di base il costo è di 100 euro ciascuna per la struttura, a cui aggiungere l’investimento per le api, che possono essere reperite in modo naturale oppure acquistate anche in famiglie.
Non vi è legame fra proprietà del terreno e l’attività di apicoltura, ma il valore di un’attività agricola con arnie può ovviamente aumentare se vi è già la presenza di strutture e di api.
La presenza delle attrezzature per produrre il miele rappresentano inoltre un valore aggiunto.
Chi produce deve quindi procedere a registrare tutte le attività di apicoltura nella Banca Dati Nazionale dell’Anagrafe Apistica (BDN), che registra la tipologia (produzione per commercializzazione/apicoltore professionista o produzione per autoconsumo), la specie allevata, la classificazione degli apiari e le modalità di allevamento, ovvero se convenzionale o biologico.
Ogni apiario, secondo quanto riportato dal sito del ministero, è identificato univocamente dal codice aziendale dell’attività di apicoltura e da un numero progressivo. Gli apicoltori sono tenuti anche a registrare, nei tempi previsti dalla normativa, le informazioni relative agli spostamenti di alveari, pacchi d’ape o api regine, effettuati a qualsiasi fine, ad eccezione degli spostamenti da e verso apiari della medesima proprietà che avvengono all’interno della stessa provincia e che non determinano l’attivazione o la disattivazione di un apiario.
Inoltre, entro la fine di ogni anno, gli apicoltori aggiornano in BDN le informazioni relative al censimento annuale, consistenza e alla dislocazione degli apiari posseduti, con indirizzo e coordinate geografiche.
Per quanto riguarda i finanziamenti agli apicoltori, l’Europa ha approvato lo stanziamento di 120 milioni di euro a sostegno dell’apicoltura per il triennio 2020-2022 e gli imprenditori apicoltori possono ricevere contributi percentuali sulle spese sostenute per avviare la propria attività.