Arte come driver per la ripartenza del real estate

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Il ripensamento delle asset class immobiliari che questa emergenza ha messo in evidenza non risparmia neanche le strutture museali. Categoria immobiliare dai più non considerata come una vera e propria asset class, negli ultimi anni hanno visto tuttavia il loro valore crescere. La realizzazione di strutture museali per mano di alcuni importanti archistar è stata una delle forme di architettura che ha avuto maggior risonanza mediatica negli ultimi anni, ma anche i servizi accessori sono andati ad arricchire un’offerta già ricca per sua natura.

Non sempre, tuttavia, soprattutto nel caso dei musei storici, le strutture sono in grado di supportare i servizi e le innovazioni tecnologiche necessarie a rispondere alle mutate esigenze in termini di fruizione del bene museale.

Se il problema degli ingressi contingentati può essere in qualche modo superato con la gestione attraverso i sistemi di prenotazione on line, è anche vero che alternativamente è ipotizzabile portare il museo nelle piazze e nelle strade.

L’operazione, come sottolineato dall’architetto Stefano Boeri, presidente de La Triennale di Milano su l’inserto de Il Corriere “La lettura” garantirebbe a molte collezioni di essere visibili da un numero consistente di fruitori, facendo superare al tempo stesso e il limite del distanziamento sociale.

Arte e valore, non solo economico

Inoltre, l’innegabile valore sociale dell’arte è dimostrato dal successo che in diversi contesti e in diversi momenti ha portato alcune localizzazioni secondarie a diventare mete turistiche di interesse per una fetta di turismo culturale. E ciò che avviene in location più defilate potrebbe diventare una prassi applicabile anche nelle grandi città. Ovviamente è quasi impensabile ad un’arte diffusa per la città soprattutto per problemi di sicurezza delle opere e di occupazione del suolo pubblico ma, un’opzione di questo tipo potrebbe essere presa in considerazione per gli spazi all’esterno del museo o nei casi in cui siano disponibili i giardini e i parchi di pertinenza.

Un parallelo dell’arte diffusa può essere rappresentato da alcune iniziative immobiliari che hanno fatto dell’arte un plus per l’offerta residenziale. Il rapporto tra cultura e real estate rappresenta uno dei driver più importanti per un settore che seppur a fatica sta proseguendo nel suo cammino di rinascita dopo la crisi del 2008. L’edilizia fine a sé stessa, che non si cura del benessere a tutto tondo degli utilizzatori finali è ormai il passato, mentre i rinnovati stili di vita che portano a vivere la casa sotto diverse “vesti” arricchiscono il prodotto immobiliare di nuovi valori, oggi ancora più di ieri.

Potrebbe essere un’opzione anche per molte amministrazioni pubbliche lanciare dei veri e propri concorsi tra gli artisti per la riqualificazione di singoli edifici o di interi quartieri, o anche solo di promozione di eventi artistici come accaduto a Monforte d’Alba grazie all’installazione dell’artista Valerio Berruti, dall’evocativo titolo Come in principio.

All’arte quindi, esposta diversamente per necessità di distanziamento sociale, potrebbe quindi essere demandata in una funzione di driver per la riqualificazione e il miglioramento delle infrastrutture immobiliari delle nostre città.

di Valentina Piuma – vai al blog virginialunare.it

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