Architettura etica per il Centro di chirurgia pediatrica di Entebbe

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Il nuovo Centro di Emergency in Uganda è stato progettato da Renzo Piano insieme all’Emergency Building Division e allo studio TAMassociati, che avevano già realizzato insieme progetti nelle zone più critiche del pianeta, dall’Afghanistan al Centroafrica, dal Sudan all’Iraq. Il progetto è stato supportato per la parte di ideazione strutturale dei muri in pisé da Milan Ingegneria e da Zintek per l’involucro di copertura in zinco-titanio.

Gino Strada, chirurgo e fondatore di Emergency, a proposito dell’idea che sta alla base del progetto spiega: “C’è un modo di pensare diffuso secondo il quale se devo fare una sedia per casa mia, la faccio perfettamente in squadra con quattro gambe e una bella seduta; invece, se devo farla per l’Africa, basta che ci si possa stare appoggiati. Così non va bene: il modo migliore per praticare l’eguaglianza, e per praticarla non solo in Africa, è dimostrare a quelle persone che le consideriamo uguali a noi, non solo per la convenienza politica del momento. A noi piacerebbe che tutti i nostri edifici, ospedali compresi, fossero belli, e allora perché dovremmo riempire di cose brutte un altro Paese?”.

Un appello al quale Renzo Piano ha risposto con entusiasmo: “Quando ho incontrato Gino Strada per parlare del progetto, come prima cosa mi ha detto: “Voglio fare un ospedale scandalosamente bello!”. Siamo entrati subito in sintonia, perché anche io ho sempre pensato che etica ed estetica sono le due facce di una stessa medaglia. Kalós kaì agathós, come dicevano gli antichi greci: la bellezza fisica e quella morale definiscono una bellezza etica, legata a una nozione di giustizia e di opportunità. Anzi, di necessità sociale”.

Il particolare contesto geografico ha portato a sviluppare soluzioni che combinassero la disponibilità delle risorse, la semplicità d’uso, la durabilità nel tempo secondo quella che Renzo Piano spesso definisce come la legge della “dura necessità”. La necessità di operare con ciò che era disponibile ha trasformato il cantiere in una sorta di laboratorio didattico, determinando un approccio e un protocollo che possono essere applicati anche in diverse altre situazioni specifiche.

La struttura in muratura è costruita in terra pisé, una tecnica tradizionale reinterpretata in chiave innovativa, che utilizza la terra cruda per garantire un’inerzia termica in grado di mantenere costanti la temperatura e l’umidità nell’edificio. La resistenza meccanica della terra è stata migliorata fino a risultare dieci volte superiore ai valori di letteratura, raggiungendo quelli di un buon calcestruzzo. All’uso della terra, Piano ha abbinato l’elemento che da sempre caratterizza la sua stessa visione dell’architettura come shelter: un “ombrello” in struttura metallica (in realtà due grandi ali dispiegate) che sostiene 3.000 mq di pannelli solari, così da garantire non solo la piena autonomia energetica dell’ospedale, ma di utilizzare il surplus per alimentare l’area circostante.

“Questa esperienza – affermano in Zintek – ci ha dimostrato che fare e fare bene si può. Sì, è possibile per attori diversi collaborare al di fuori dei canoni tradizionali e della propria “comfort zone”, e raggiungere risultati eccezionali, e sì, è possibile lavorare in vista di profitti non economici ma etici, ricevendone in cambio la conferma che la bontà delle pratiche e dei sentimenti ha il potere di rendere reale quel cambiamento in meglio che tutti vorremmo vedere, ma che spesso rimane confinato alle parole”.

di Danilo Premoli – Office Observer
 

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