A 60 anni dalla prima pietra il Pirellone resta un simbolo

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In un Paese come il nostro, che vanta architetture millenarie, un edificio di 60 anni è un edificio giovane. Anzi, giovanissimo. E il grattacielo Pirelli di Milano, per tutti il Pirellone, giovane lo è davvero. Snello, ardito, innovativo, nato da una sinergia fortunata tra menti creative e tecniche al tempo stesso: il gruppo di progettazione di Gio Ponti e gli strutturisti, Pierluigi Nervi e Arturo Danusso, fondamentali per la risposta pronta ed entusiasta che seppero dare alla richiesta di una struttura così diversa ed impegnativa.

Una forma essenziale secondo la definizione di Ponti, quella dell’edificio, “che non ha precedenti”, una fusione perfettamente riuscita tra funzionalità e aspetto.

Riconosciuto immediatamente come segno importante nel panorama dell’architettura dell’epoca, il grattacielo si guadagnò anche gli strali velenosi degli storici dell’arte (come quasi sempre accade alle strutture innovative). È significativo ricordare che per la prima volta, a Milano, un edificio aveva la sfrontatezza di superare in altezza il Duomo.

La posa della prima pietra avvenne dunque 60 anni fa, per la precisione il 12 luglio del 1956.

Il consiglio regionale della Lombardia celebra la ricorrenza con una mostra, organizzata nell’ambito della XXI Triennale Internazionale, che focalizza l’attenzione sulle vicende che hanno accompagnato la storia del grattacielo. Sì, perché il Pirellone, pur essendo giovane, ha una storia piuttosto densa, al punto che la mostra è stata intitolata Le età del grattacielo.

Si tratta di una mostra fotografica che si articola nelle quattro fasi di vita dell’edificio.

La prima, quella della costruzione, voluta da Alberto e Piero Pirelli, quando il grattacielo si eresse a rappresentare la volontà di fare, produrre, avanzare della Milano postbellica, con il suo coraggio imprenditoriale.

La seconda fase è quella del passaggio alla Regione Lombardia, che acquistó l’edificio nel 1978, e vi trasferì la propria sede, rendendolo a quel punto centro nevralgico delle decisioni relative al territorio.

La terza età della Torre Pirelli è la più dolorosa: il 18 aprile 2002 un aereo si schiantò contro il ventiseiesimo piano dell’edificio, lacerandone la facciata e aprendo ferite nelle sicurezze di una popolazione fattiva e fiduciosa, già impaurita dalla follia dell’11 settembre. Nello schianto, oltre al pilota, Luigi Fasulo, unica persona sull’aereo, restarono uccise Anna Maria Rapetti e Alessandra Santonocito, entrambe dipendenti di regione Lombardia. Si temette un attacco terroristico, in realtà si trattó probabilmente di un incidente. La mostra si tiene proprio al ventiseiesimo piano.

Ed infine, la quarta fase, quella della rinascita, quella attuale, quella in cui la Torre Pirelli, capolavoro di architettura, puó essere ancora considerata simbolo: il simbolo di una città che ha mantenuto le promesse.

Lia Chiaiese – Archielle

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