Gli acquirenti stranieri stanno ampliando la geografia degli acquisti residenziali in Italia, comprese le proprietà prime. Parallelamente, cambiano le esigenze e i fattori che orientano le scelte. Per comprendere le nuove dinamiche del mercato, la parola a Bill Thomson, chairman of Italian Network di Knight Frank.
DOMANDA: Negli ultimi anni l’interesse degli acquirenti stranieri per l’Italia sembra essersi ampliato oltre le destinazioni più consolidate. State vedendo davvero una nuova geografia degli acquisti internazionali e quali territori stanno emergendo?
RISPOSTA: Il modello tradizionale degli acquirenti internazionali e delle destinazioni che scelgono cambia nel tempo. Quando Knight Frank ha iniziato a operare in Italia nel 1994, nessuno cercava immobili in città, tutti volevano la campagna e, anzi, più era isolata meglio era. Questa tendenza è cambiata gradualmente nel corso degli anni e infatti abbiamo aperto il nostro primo ufficio in città a Firenze nel 2006.
Da allora abbiamo visto un’espansione in molte direzioni diverse, ma sempre con una sorta di movimento “a marea”, legato alle mode del momento. Un anno Venezia, un altro Portofino, più recentemente Milano.
Uno dei cambiamenti più significativi che stiamo osservando in questo momento è l’aumento dell’interesse per le aree alpine. Abbiamo recentemente aperto un nuovo ufficio a Cortina e stiamo valutando di fare lo stesso a Torino.
Parallelamente stiamo prendendo in considerazione alcune città di secondo livello, come Verona, che offrono condizioni particolarmente interessanti rispetto ai principali centri urbani. In questa fase, stiamo inoltre concentrando maggiormente l’attenzione su Roma, che riteniamo rappresenti un’opzione particolarmente competitiva rispetto ad altre grandi città.
L’Italia sta diventando sempre più attrattiva per gli acquirenti internazionali e questi ultimi vogliono avere la sensazione di non essere tutti indirizzati verso le stesse destinazioni, ma di poter esprimere maggiore individualità nelle proprie scelte.
D: Lifestyle e qualità della vita restano centrali, ma probabilmente oggi pesano anche fiscalità, investimento e permanenze più lunghe. Che cosa cerca davvero l’acquirente straniero quando compra casa in Italia e che cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa?
R: Gli incentivi fiscali e la convenienza sono diventati recentemente fattori molto importanti nella scelta delle destinazioni. Gli acquirenti più facoltosi cercano sicurezza, scuole internazionali, facilità di comunicazione e collegamenti aerei internazionali.
Vogliono poter entrare subito nell’immobile, avere una casa che funzioni perfettamente e che possa essere gestita bene anche quando non sono presenti. Si aspettano inoltre di poter raggiungere entro un determinato tempo un centro urbano con negozi di marchi che conoscono.
Fortunatamente, anche all’interno di questa fascia di mercato le preferenze sono diverse. Cambia, per esempio, la percezione di quanto una città debba essere vicina o di quanto la presenza dei vicini possa essere considerata eccessiva.
Un ulteriore aspetto rilevante è che le banche e i fondi di investimento immobiliare vengono in larga misura sostituiti dai family office. Questo significa che anche i responsabili della gestione degli investimenti di queste famiglie facoltose possono operare con maggiore libertà nella scelta degli asset in cui investire, inclusa la possibilità di acquistare proprietà residenziali. Una libertà che potrebbe ridisegnare gli equilibri del mercato.




