Prova a immaginare la scena. Il telefono dell’agenzia squilla, rispondi, e dall’altra parte una voce perfettamente educata ti chiede informazioni sul trilocale in centro: se è ancora disponibile, quanto fa di spese condominiali, se si può fissare una visita per sabato alle 11. Rispondi, prendi nota, saluti. Tutto normale, se non fosse che a chiamarti non era un potenziale acquirente, ma la sua intelligenza artificiale.
Sembra quasi un film, invece è la funzione che Google ha appena acceso e si chiama, senza troppi giri di parole, “Call for me”.
Ma come funziona? In pratica dai un’istruzione scritta dentro l’app di Gemini, tipo “chiama il ristorante X e prenota un tavolo per due domani alle 19”, e l’assistente fa davvero la telefonata al posto tuo. Gestisce i centralini automatici, aspetta in linea, risponde a eventuali domande, e alla fine ti restituisce un riepilogo, la trascrizione completa e persino la registrazione della chiamata.
E se un domani chiamasse anche la tua agenzia?
Qui la cosa inizia a riguardarti da vicino. Il settore immobiliare vive letteralmente di telefonate: quelle che fai a un venditore per fissare un sopralluogo, quelle che fai a un potenziale acquirente per proporgli una visita, quelle di follow up che rimandi sempre a domani perché la giornata è già piena.
È facile immaginare un futuro in cui un’agenzia usa un assistente del genere per gestire proprio queste chiamate a basso valore, lasciando alle persone solo le conversazioni che contano davvero. Meno tempo perso al telefono, più tempo per la trattativa vera.
Il problema è che nel tuo lavoro il telefono non serve solo a scambiare informazioni, ma anche per farti un’idea di chi hai davanti, per cogliere l’esitazione nella voce di chi sta vendendo la casa dei genitori, per capire quando insistere e quando invece è meglio fare un passo indietro.
Tutte cose che un’IA, per quanto educata, ancora non sa fare.
Fortuna che per il momento riguarda solo gli USA e non ci sono notizie sul suo potenziale arrivo in Italia. In ogni caso mi sembra molto significativo: la telefonata, l’ultimo bastione rimasto davvero umano nel lavoro di tutti i giorni, sta per avere una versione automatizzata.
Comunque è bene ricordare che dal 30 settembre, con il decreto che adegua l’Italia all’AI Act, usare uno strumento di intelligenza artificiale in agenzia senza sapere esattamente cosa fa e come lo fa può diventare una responsabilità vera, anche penale, se lo strumento è ad alto rischio e qualcosa va storto.
Prima di far gestire a un software qualunque parte del tuo lavoro, che sia una telefonata o una valutazione automatica, vale la pena sapere cosa stai davvero mettendo nelle sue mani, e cosa dice la norma su quello strumento specifico.
È un esercizio che conviene fare oggi, con calma, non quando qualcosa è già andato storto.
di Arianna Restelli – AI Consultant




