Che l’hospitality sia un segmento particolarmente interessante lo si comprende da numeri che potrebbero portare il 2026 a chiudersi con questa asset class tra le prime dell’anno in termini di volumi di investimento.
Lo storico mostra una crescita costante e, guardando al 2025, secondo i dati di Scenari Immobiliari gli investimenti nel comparto sono stati pari a 2,35 miliardi di euro, in aumento del 27% rispetto all’anno precedente e tra i migliori risultati degli ultimi anni.
Nel primo semestre del 2026 il trend si è ulteriormente consolidato, con attività di investimento stimate in 1,25 miliardi di euro per un comparto solido, che continua ad attirare gli investitori. Una dinamica che porta il settore alberghiero a mostrare segnali di rafforzamento anche a livello europeo, dove nel 2025 gli investimenti hanno raggiunto quota 24,4 miliardi di euro.
L’hospitality è quindi un segmento in salute e, guardando alle prospettive, l’Italia è tra i protagonisti del mercato europeo insieme alla Spagna. A ribadire l’attenzione degli investitori è stato il European Hotel Investor Compass 2026 di Cushman & Wakefield, secondo cui l’86% degli operatori intende mantenere o aumentare il capitale destinato agli hotel, mentre il 58% prevede di incrementarne l’allocazione. L’Italia risulta inoltre la destinazione europea più attrattiva, con un indice di 4,2 su cinque, mentre Italia e penisola iberica raccolgono insieme oltre il 40% delle intenzioni di investimento europee nel settore alberghiero.
I presupposti quindi ci sono tutti e, guardando al primo semestre, secondo Colliers gli investimenti in hotel hanno sì subito un calo su base annua, ma a fronte di un termine di confronto estremamente elevato, perché il primo semestre del 2025 è stato eccezionale e ha registrato un record storico per volumi e numero di transazioni.
L’hospitality si sta quindi consolidando e la domanda continua a orientarsi verso asset capaci di mettere insieme solidità dei fondamentali e potenziale di creazione di valore, grazie ai margini di reversion e alle opportunità di miglioramento delle performance operative.
Milano si conferma su buoni livelli, anche grazie all’operazione sul portafoglio Covivio, che ha generato un volume superiore a 210 milioni di euro. Segue Roma, dove sono state concluse due importanti transazioni con valori compresi tra 70 e 100 milioni di euro.
Come già accaduto nel 2025, l’interesse degli investitori si sta estendendo anche ai capoluoghi regionali e soprattutto alle località turistiche di pregio, tra destinazioni di mare, montagna e lago che continuano ad attrarre capitali. A margine della presentazione dell’Hospitality Forum 2026, Giampiero Schiavo, amministratore delegato e direttore generale di Castello Sgr, aveva dichiarato che: “l settore del lusso rappresenta un driver per tutto il comparto e guida l’espansione del mercato alberghiero, come dimostra la pipeline delle prossime aperture.
In questo scenario occorre lavorare per potenziare l’offerta di servizi premium dedicati alla clientela più esigente, ma anche continuare a riqualificare e integrare il patrimonio infrastrutturale esistente, che vede emergere accanto agli hotel nuove formule come le branded residences”.
Si delinea quindi uno scenario che guarda a un’hospitality in crescita e che potrebbe replicare nella seconda parte dell’anno i volumi del primo semestre, chiudendo prudentemente intorno a 2,5 miliardi di euro di investimenti. Resta l’incognita legata al perfezionamento di alcune operazioni nel segmento del lusso, che potrebbero spingere ulteriormente verso l’alto il risultato finale.
Per quanto riguarda la pipeline, è bene comprendere una forbice più ambia, che abbraccia anche il 2027 che sarà un anno di aperture interessanti, a partire da Rosewood Milan, Six Senses Milan, Crowne Plaza Milan NoLo e Staybridge Suites Milan NoLo. Questi ultimi due progetti rientrano nella volontà di IHG di superare le 50 strutture aperte o in fase di sviluppo in Italia, sostenuta dalla firma di quattro nuovi contratti alberghieri.
Gli accordi riguardano destinazioni urbane e turistiche e comprendono il nuovo complesso a doppia insegna Crowne Plaza e Staybridge Suites Milan NoLo, che segnerà il debutto italiano del marchio Staybridge Suites e sarà il primo hotel dual brand di IHG nel paese, oltre a Hotel Indigo Apulia Alberobello e Garner Hotel Turin Porta Nuova.
Anche Roma si fa sentire con il Baccarat Hotel Rome, nato dalla conversione dell’ex Hotel Majestic in una struttura di lusso da 87 camere, e con Rosewood Rome, che sorgerà nell’ex sede della BNL. A questi si aggiungono il Mecenate Palace Hotel, oggetto di un’operazione da circa 12 milioni di euro compreso il piano di ristrutturazione, e i due immobili acquisiti dal fondo Kryalos Room00 in via Giovanni Amendola e Largo Giuseppe Toniolo, destinati a diventare rispettivamente Room Urban Hostel e Letoh.
Anche Venezia si prende la scena con la più volte citata operazione del Danieli, A Four Seasons Hotel, la cui apertura è fissata per agosto 2026 e il cui programma completo prevede 176 sistemazioni. Si aggiungono il Hotel Bauer, con il restauro ancora in corso, e l’Hotel Cipriani, interessato da interventi sulle suite, sulla ristorazione e sulla spa.
Si può quindi dire che i principali poli della pipeline saranno Milano, con la sua forte vocazione urbana, Roma, capace di combinare turismo e domanda cittadina, e Venezia, protagonista di numerosi rinnovi e di un orientamento sempre più marcato verso il lusso.
E proprio il luxury potrebbe rappresentare l’elemento in grado di dare ulteriore slancio agli investimenti nel 2026, portandoli, se non a superare, almeno a confrontarsi con il risultato record registrato nel 2025.


