Camere del Congresso Usa pronte ad approvare la prima legge completa da decenni sull’edilizia abitativa

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Gli Stati Uniti e l’Iran hanno concluso il primo ciclo di colloqui relativi all’ambizioso Memorandum d’intesa (Mou), che prevede un periodo di negoziazione di 60 giorni per affrontare le questioni più spinose tra i due paesi, tra cui:

1) lo sblocco dei beni iraniani congelati;

2) il futuro del programma nucleare iraniano (ad esempio, quale paese provvederà effettivamente alla rimozione dell’uranio);

3) la revoca delle sanzioni contro l’Iran (alcune delle quali richiederebbero un intervento del Congresso, mentre altre no, come dimostra la deroga di 60 giorni concessa questa mattina sul petrolio iraniano, qui); nonché

4) il futuro dei pedaggi sulle merci che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz. Anche il sostegno ai gruppi proxy dell’Iran continua a essere una questione rilevante, ma non è stato menzionato nel MOU. I negoziatori statunitensi (guidati da Jared Kushner e Steve Witkoff) dovrebbero rimanere in Svizzera questa settimana per continuare a lavorare sui dettagli tecnici delle «basi» dell’accordo (qui).

Non particolarmente utile: Nonostante il tono relativamente costruttivo dei negoziati, nel fine settimana il presidente Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero “colpito” l’Iran se questo avesse “continuato ad attaccare Israele in Libano”, un’opinione condivisa ieri da alcuni falchi del Campidoglio, tra cui il senatore Lindsay Graham (R-SC), il quale ha previsto che l’accordo sarebbe fallito e che Trump avrebbe dovuto, alla fine, “annientare” l’Iran (qui).

Niente di nuovo: Nonostante il perdurare dell’incertezza, il mercato petrolifero continua a registrare ribassi (qui), offrendo un po’ di sollievo al prezzo medio della benzina – e ai membri del Congresso in corsa per la rielezione – che si attesta in media sotto i 4 dollari al gallone (qui).

Il Segretario generale della Nato in visita a Washington: Nel contesto dei negoziati in corso con l’Iran, il Segretario generale della Nato Mark Rutte si recherà a Washington questa settimana, dove incontrerà il Segretario alla Difesa Hegseth — il quale ha definito di recente la NATO una “strada a senso unico” — e dovrebbe incontrare anche il presidente Trump; tra gli argomenti all’ordine del giorno di entrambi gli incontri figurano l’Iran, l’Ucraina e, più in generale, la spesa militare dell’alleanza NATO. Si tratta delle stesse questioni discusse quando Trump e Rutte si sono incontrati nell’aprile di quest’anno, dopo l’inizio del conflitto con l’Iran, incontro al termine del quale Trump aveva lasciato intendere di stare valutando il ritiro degli Stati Uniti dalla Nato, scrivendo sui social: “la Nato non c’era quando ne avevamo bisogno e non ci sarà se ne avremo bisogno di nuovo”.

Sì, ma: ricordate che Trump non può ritirare unilateralmente gli Stati Uniti dalla Nato. Tenete presente che nel 2023 il Congresso – guidato dall’allora senatore Marco Rubio (R-FL) – ha votato e infine promulgato, sotto la presidenza di Biden, una legge che vieta al presidente di «sospendere, rescindere, denunciare o ritirare gli Stati Uniti dal Trattato del Nord Atlantico» senza il parere e il consenso del Senato (60 voti) o un atto del Congresso (anch’esso con 60 voti al Senato e il 50% alla Camera). Senza contare che la Nato continua a riscuotere un ampio consenso tra gli americani (qui), oltre ad avere un sostegno diffuso in tutto il Congresso degli Stati Uniti.

Infatti: il Congresso non solo non ha intenzione di approvare un ritiro degli Stati Uniti dalla NATO, ma sta anche cercando – in modo discreto – di impedire all’Amministrazione di ridurre in modo significativo le truppe di terra – al di sotto delle 76.000 unità – anche in Europa. Come ha affermato il senatore repubblicano Rounds (R-ND): il sostegno alla Nato “non è una questione controversa. Gode di ampio consenso all’interno del Congresso. Riconosciamo quanto sia importante trasmettere un messaggio forte ai nostri alleati della Nato, per far capire loro che siamo ancora dei buoni partner”.

In conclusione: Sebbene al presidente Trump piaccia definire la Nato una “tigre di carta” , si potrebbe sostenere che la vera “tigre di carta” sia proprio la minaccia che gli Stati Uniti possano ritirarsi dalla Nato.

A proposito del Congresso: il Congresso sta legiferando in materia di edilizia abitativa! Entrambe le camere del Congresso sono in sessione questa settimana e sono pronte ad approvare una legge rivista sull’edilizia abitativa – la prima legge completa in materia approvata da decenni. Il disegno di legge è il risultato di mesi di negoziati tra le due Camere, durante i quali la Camera dei Rappresentanti e il Senato hanno approvato (più volte) le rispettive versioni del testo e sono stati in disaccordo su una serie di punti (qui). Ciononostante, il presidente della Commissione Finanze della Camera, French Hill, ha attribuito queste tensioni bicamerali al modo in cui dovrebbe funzionare il processo legislativo (qui), elogiando il lavoro svolto e precisando che “fare leggi significa perseguire il progresso, non la perfezione”. Il disegno di legge dovrebbe essere approvato dal Senato e passerà alla Camera per l’esame, molto probabilmente mercoledì 24 giugno 2026, dopodiché Trump dovrebbe firmarlo per convertirlo in legge.

In cosa consiste il disegno di legge sull’edilizia abitativa?

Le sintesi del disegno di legge sono disponibili quiqui e qui. Sebbene il disegno di legge contenga più di 45 disposizioni, esso prevede principalmente:

  • Modernizza le norme relative sia alla costruzione che al finanziamento delle abitazioni prefabbricate e modulari: Tra le altre cose, il disegno di legge elimina l’obbligo di dotare le abitazioni prefabbricate di un telaio permanente, prevede modalità di finanziamento più snelle per questo tipo di abitazioni e designa l’HUD come principale autorità di regolamentazione di questo tipo di alloggi, spesso utilizzati in complessi residenziali a prezzi accessibili;
  • Offre incentivi per aumentare l’edilizia locale: Il disegno di legge destina i Community Development Block Grants (CDBG) e altri finanziamenti federali alla crescita dell’offerta abitativa di una comunità, incentivando gli enti locali a costruire più alloggi;
  • Disposizione relativa agli investitori istituzionali: La normativa vieta agli investitori istituzionali – definiti come coloro che possiedono più di 350 unità abitative unifamiliari destinate alla locazione – di acquistare ulteriori unità abitative unifamiliari destinate alla locazione, sebbene il disegno di legge aggiornato tuteli le società di “build-to-rent” esentando le case unifamiliari costruite appositamente per la locazione dalle restrizioni imposte agli investitori. La versione definitiva elimina una proposta del Senato che avrebbe obbligato le società di private equity a cedere i propri portafogli di immobili unifamiliari entro sette anni;
  • Sviluppo semplificato: Il disegno di legge accelera la costruzione di alloggi riducendo le normative federali e velocizzando le valutazioni ambientali, garantendo maggiore flessibilità ai sensi del National Environmental Policy Act (NEPA) per gli alloggi a prezzi accessibili, in particolare:
  • Rinnovo permanente del programma HOME: Il disegno di legge riforma e rinnova in via permanente il programma HOME Investment Partnerships per facilitare l’utilizzo dei fondi a favore dell’acquisto di abitazioni a prezzi accessibili e delle infrastrutture; e,
  • Nessun finanziamento: Il disegno di legge, nonostante la volontà della senatrice Elizabeth Warren (D-MA), membro di spicco della Commissione bancaria del Senato, non prevede finanziamenti per nuovi programmi di edilizia popolare; tuttavia, data la popolarità di programmi quali il Low-Income Housing Tax Credit (LIHTC), in futuro potrebbero essere previsti finanziamenti più diretti in ulteriori provvedimenti legislativi.

In sintesi: Sebbene il disegno di legge non sia una soluzione miracolosa, dato che la maggior parte delle autorizzazioni edilizie e urbanistiche, nonché la zonizzazione, sono di competenza statale e locale, esso rappresenta tuttavia un progresso graduale volto a promuovere l’offerta di un parco immobiliare che continua a registrare un deficit stimato di 3-4 milioni di abitazioni in tutti gli Stati Uniti e ad affrontare una questione fondamentale per gli elettori.

Sebbene questa sessione del Congresso sia stata una delle meno produttive della storia recente, il disegno di legge sull’edilizia abitativa, che ha richiesto un notevole impegno bipartisan e bicamerale, dimostra che il Congresso è in grado di affrontare (gradualmente) questioni complesse quando lo desidera. Ciò rafforza inoltre l’idea che le Gse continuino a rappresentare uno strumento importante nell’arsenale degli strumenti di policy in materia abitativa, sottolineando la scarsa probabilità che le Gse vengano sottratte all’amministrazione controllata nel breve termine (se mai ciò dovesse accadere).

A cura di Libby Cantrill, head of public policy di Pimco

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