Una svolta decisiva si profila per il futuro dello Stadio Meazza di San Siro? Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha respinto la richiesta di sospensiva presentata dal Comitato Sì Meazza, aprendo di fatto la strada alla vendita dell’iconico impianto sportivo e delle aree annesse a Inter e Milan.
La decisione del Tar, giunta nel pomeriggio del 16 luglio 2025, è un duro colpo per le associazioni che si battono per la tutela del Meazza. I giudici amministrativi hanno chiarito che “non emergono profili che possano indurre a una ragionevole previsione favorevole ai ricorrenti dell’esito del ricorso” e hanno espresso “seri dubbi sulla ammissibilità dei ricorsi” stessi. Il ricorso del Comitato Sì Meazza puntava all’annullamento della delibera sul bando pubblico per la vendita dello stadio, il cui prezzo è stato fissato dall’Agenzia delle Entrate in 197 milioni di euro.
Via libera per il comune, ma con incognite
Con questa sentenza, il comune di Milano può ora procedere spedito. L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è “chiudere gli accordi con le squadre in settimana” per poi portare la delibera “lunedì in giunta comunale”, convocando le commissioni competenti. Da qui, l’iter prevede l’approdo della delibera in aula per l’approvazione finale.
Tuttavia, il percorso non è esente da ostacoli. Il terremoto scatenato dalle nuove indagini sull’urbanistica della Procura di Milano potrebbe rallentare significativamente l’iter. La preoccupazione maggiore deriva dal fatto che l’assessore Giancarlo Tancredi ha seguito anche l’operazione Stadio, il che potrebbe comportare ritardi alla luce delle recenti inchieste.
Il nodo del vincolo
Il Comitato Sì Meazza, oltre alla richiesta di sospensiva al Tar, ha presentato ricorso anche in Procura e alla Corte dei Conti. La loro opposizione non si limita alla vendita, ma si concentra soprattutto sull’annullamento del parere della Soprintendenza riguardo al vincolo di tutela sul secondo anello del Meazza. Secondo il Comitato, questo vincolo sarebbe già scattato lo scorso gennaio, rendendo lo stadio un bene da tutelare e, di conseguenza, impedendone l’abbattimento.
Su questo punto cruciale, i giudici amministrativi hanno espresso una posizione chiara. Hanno ritenuto che “le valutazioni espresse nel parere preliminare della competente Soprintendenza in ordine al requisito della vetustà, 70 anni dall’esecuzione, del secondo anello non appaiono implausibili”. La data di riferimento per la verifica del decorso dei settanta anni dalla esecuzione dei lavori è stata individuata nel “verbale di constatazione di compimento dei lavori, collaudo provvisorio, datato 10 novembre 1955”, considerato il primo atto che attesta l’ultimazione delle opere previste dal contratto principale.
In attesa dei prossimi sviluppi in giunta e delle possibili ripercussioni delle indagini urbanistiche, il futuro dello Stadio Meazza rimane un tema caldo nel dibattito milanese.