Quali sono le opportunità che può generare in Italia il sistema delle cartolarizzazioni? Quale il loro impatto nel mondo degli investimenti immobiliari, finanziari, tecnologici e green? In un’Europa in continua trasformazione, come può questo sistema diventare uno strumento altamente strategico per collegare il mercato del credito e quello dei capitali? Dall’altro lato, quali sono le sue maggiori difficoltà?
E’ a queste domande che ha cercato di rispondere la prima edizione del CvSecuritisationDay, organizzato da Credit Village e tenutosi il 27 febbraio in Borsa Italiana a Milano. L’evento ha raggiunto un importante traguardo sul dibattito delle cartolarizzazioni nel nostro Paese, coinvolgendo numerosi esperti, istituzioni e stakeholder e rappresentando un’occasione di confronto ricca e vivace sulle prospettive e le evoluzioni del mercato.
Primo evento italiano interamente dedicato al tema delle cartolarizzazioni, il
CvSecuritisationDay ha visto una folta partecipazione di istituzioni, aziende e professionisti, con una significativa presenza sia italiana sia internazionale. Questo aspetto conferma, come sottolineato dai vari panelist, che il mercato italiano delle cartolarizzazioni è uno dei più interessanti a livello europeo.
L’apertura dei lavori ha visto l’intervento introduttivo di Gabriele Guggiola, partner Pwc
Italia Financial Services, che ha fornito un quadro delle tendenze di mercato, e
l’approfondimento macroeconomico a cura dell’ex Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, che hanno gettato le basi per le discussioni successive. Durante il suo intervento, Tria ha evidenziato il forte divario che l’Europa soffre nei confronti di Stati Uniti e Cina. Ha sottolineato come il significativo risparmio presente nei Paesi europei venga spesso investito al di fuori del continente, rendendo necessaria e auspicabile l’emissione di un safe asset europeo per trattenere gli investimenti e, possibilmente, attrarne da fuori. In questo contesto, la cartolarizzazione potrebbe giocare un ruolo cruciale, sia nella creazione del safe asset che nel fungere da ponte tra risparmio e investimenti.
Le due sessioni di discussione, moderate rispettivamente da Guggiola e Lisa
Chiarini di Pwc Italia Financial Services hanno visto la partecipazione di esponenti di
spicco del settore, che hanno analizzato le evoluzioni normative, le opportunità offerte
dalle cartolarizzazioni sintetiche e Npe, nonché il loro impatto nei contesti immobiliari, sociali e green. Durante il primo panel è emerso come la cartolarizzazione permetta di veicolare maggiori investimenti verso l’economia, consentendo la diversificazione del rischio e l’unificazione, nelle stesse operazioni, di diversi profili di rischio-rendimento in base alla propensione degli investitori.
Numerosi gli hightlight emersi anche dalla seconda round table, tra cui la crescente eterogeneità delle asset class che potranno svilupparsi, l’importanza dei dati e dell’intelligenza artificiale nel settore, nonché l’integrazione dei fattori Esg e il crescente ricorso alle cartolarizzazioni green e sociali. Un altro aspetto, particolarmente attenzionato, è stato il ruolo delle cartolarizzazioni sintetiche nell’ottimizzazione del profilo di capitale, anche se il loro impatto sulla liquidità appare meno rilevante. Al centro del dibattito anche l’innovativo strumento delle cartolarizzazioni a valenza sociale.
Grande attenzione è stata poi dedicata al mercato europeo, e un focus importante e traversale a livello europeo è stato fornito dall’intervista dedicata al ruolo delle agenzie di rating nelle operazioni di cartolarizzazione, che ha visto il confronto tra David Bergman (Scope Ratings) e Monica Curti (Moody’s Ratings), che ha offerto una visione approfondita sulle metodologie di valutazione e fornito un outlook sulle performance delle varie tipologie di operazioni di cartolarizzazione nelle diverse asset class negli ultimi anni.
Un’ulteriore visione sul mercato europeo delle cartolarizzazioni è stata fornita anche
dall’intervento di Flavio Cabas, securitisation manager European investment fund, che
ha illustrato volumi e geografia delle transazioni del Gruppo Bei che in 12 anni ha
investito in oltre 200 operazioni per circa 47 miliardi di euro in 19 paesi Ue.