be© in focus: Nuovi ruoli in impresa si legano alla Csr

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Il mondo aziendale ricopre ruoli sempre più ampi di natura sociale. Da ciò discendono responsabilità crescenti non solo nei confronti dei soggetti economici e politici – prevalentemente azionisti, finanziatori, fornitori, clienti e pubblica amministrazione – ma verso l’ambiente circostante l’azienda considerata a 360 gradi.

Conciliare obiettivi economici, che comunque non devono mai essere tralasciati, pena l’esistenza dell’impresa e quindi anche le sue performance sociali, assieme al contributo che può essere dato alla comunità, al territorio e a tutti i portatori di interessi che, fisicamente o meno, gravitano attorno alla realtà aziendale, è il compito di nuove figure manageriali che si stanno facendo largo nel mondo del lavoro. Ci si riferisce, in particolare, al Corporate Social Responsibility manager.

Chi è e cosa fa il Csr Manager? Secondo un’indagine condotta dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP) quello del “responsabile in responsabilità sociale” dell’azienda è un ruolo complesso e sfaccettato, che deve conciliare l’ordinaria gestione aziendale a una forte spinta innovativa, che accompagni l’azienda verso il cambiamento, anticipando le tendenze e cogliendo i segnali dell’evoluzione del business.

Le competenze del Csr Manager devono essere sia verticali sia orizzontali. Le prime sono competenze manageriali e tecniche, che vanno dalle capacità organizzative alla leadership. Quelle orizzontali riguardano invece le competenze sociali e soft, cioè le capacità relazionali e di comunicazione. Il Csr Manager deve quindi avere doto organizzative, conoscere a fondo il business, ma deve anche saper gestire i conflitti, mantenere i rapporti con la comunità e le istituzioni, motivare e valorizzare il team di lavoro.

Secondo uno studio di Csr Manager Network, a oggi il 79% dei Csr Manager italiani arriva da un percorso di crescita interno all’azienda, provenendo dalla reparto comunicazione (20,8%), dall’investor relations (12,5%), dall’internal audit (12,5%) o dai reparti salute-sicurezza qualità (12,5%).

La formazione di figure di questo tipo sarà sempre più centrale per il futuro delle aziende, aprendo così nuove opportunità occupazionali, oltre a modificare profondamente il ruolo delle società nel sistema economico, sociale e ambientale circostante.

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