S&P: “Servono data center sostenibili per supportare l’espansione dell’infrastruttura digitale”

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S&P Global Ratings, in un recente rapporto sulla sostenibilità delle infrastrutture digitali, rileva che l’espansione dei data center richiede una gestione rigorosa delle risorse energetiche e idriche per mitigare i crescenti rischi ambientali. La crescita del settore, accelerata dalla domanda di potenza computazionale per l’intelligenza artificiale, ha spinto la spesa in conto capitale dei leader tecnologici statunitensi oltre i 400 miliardi di dollari nel 2025. Secondo le traiettorie attuali, gli analisti prevedono che la spesa globale del comparto potrebbe superare il trilione di dollari nei prossimi anni.

I parametri fondamentali per determinare il profilo ecologico di tali asset immobiliari includono l’intensità delle emissioni derivanti dall’energia elettrica, l’efficienza energetica e il consumo di acqua. Come indicato nella ricerca, “l’intensità delle emissioni da energia, l’uso dell’acqua e l’efficienza energetica nei data center sono i fattori principali nel valutare la sfumatura di verde nelle nostre Second Party Opinions”.

Sebbene l’indice Pue (Power usage effectiveness) rimanga il criterio più comune, S&P chiarisce che tale metrica da sola non è sufficiente, poiché non tiene conto dell’intensità carbonica della fonte energetica o del consumo idrico assoluto.

Il posizionamento geografico degli impianti rappresenta una variabile critica per gli investitori del settore. Il rapporto stima che circa il 43% dei data center esistenti sia situato in regioni soggette a stress idrico, un fattore che attira sempre più l’attenzione delle autorità preposte al rilascio delle autorizzazioni edilizie. Le tecnologie di raffreddamento a ciclo chiuso o ad aria sono valutate positivamente rispetto ai sistemi evaporativi che utilizzano acqua potabile in aree vulnerabili.

Sul fronte finanziario, le società del settore ricorrono con frequenza crescente al mercato del debito sostenibile, con emissioni di obbligazioni e prestiti green che hanno totalizzato circa 14 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2026. La capacità degli sviluppatori di gestire i rischi di sostenibilità è ormai considerata un elemento chiave, data la crescente opposizione delle comunità locali e l’introduzione di moratorie sullo sviluppo in diversi territori.

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